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Nel XIX secolo, recarsi a
ballare il sabato sera diventa un'abitudine acquisita da tutti gli
strati sociali e il ballo che regna incontrastato all'inizio del secolo
è il valzer, una danza di origine tedesca che subisce in ogni Paese
degli adattamenti nazionali. Cadono in disuso la polka, il galoppo, la
mazurca. Dopo il 1850 la maggior parte dei balli che diventano
successivamente di moda arrivano dagli Stati Uniti o dall'America
latina: il bolero, il tango, l'habanera sono di origine cubana; il
cake-walk è una danza popolare dei Neri americani, il fox-trot, “ trotto
della volpe”, ricco di figure, è dell'America centrale.
Verso il 1925 arrivo il charleston, dalle comiche contorsioni,
l'ondeggiante blues, con i suoi strani movimenti verso l'alto e
ancheggianti; poi nel 1926, il black-botton che mescola giri su un
fianco, passi martellati di pattinaggio, saltelli e salti, e infine la
rumba. Dopo pochi anni però tutti questi balli passano di moda;
sopravvive per più di
vent'anni il tango. Dopo la seconda guerra mondiale arrivano,
successivamente, dapprima, al seguito delle truppe americane, il boogie
woogie, che con i successivi arrangiamenti venne chiamato rock and roll,
poi, dal Sudamerica, il cha-cha-cha e il samba, una delle danze più
popolari del Brasile. Con il twist (1960), il surf (1964) e lo shake si
pervenne a una totale libertà di movimenti: si può danzare da soli, in
coppia, in gruppo. Ma la meta da conseguire è sempre la stessa: il
piacere di muoversi a tempo di musica, il desiderio di affascinare ai
quali, a volte, si aggiunge anche un certo impegno artistico. |